Diego Vitrioli e lo Xiphias

Diego Vitrioli è stato un grande uomo di cultura, nato a Reggio Calabria nel 1818 e qui morto nel 1898.

Fu un grande umanista, spesso accostato al Pascoli per la sua attività letteraria. Esordì a soli 25 anni con il poemetto “lo Xiphias” (termine greco che indica il pesce spada) che narra le vicende legate alla caccia del pesce spada nello stretto e in particolare sotto la rocca di Scilla. Questo lavoro gli valse numerosi riconoscimenti e premi. La sua carriera fu un crescendo fino a culminare nella direzione della Bilioteca Civica di Reggio (oggi Biblioteca Comunale Pietro De Nava), da cui fu costretto a dimettersi dopo l’Unità d’Italia poichè giudicato “uomo non liberale”.

Caccia del Pesce Spada nello Stretto di Messina (Scilla)
Caccia del Pesce Spada nello Stretto di Messina. Sullo sfondo la rocca di Scilla

Passò così gli ultimi anni della sua vita ritirato dalla vita pubblica e continuò a scrivere magnifici versi che ancora oggi ne fanno una gloria di Reggio.

I Pinakes Locresi

I pinakes sono tavolette votive prodotte soprattutto a Locri Epizefiri in Calabria.

Il Culto di Demetra e Persefone era molto sentito a Locri, così come quello di Zeus fulminante e probabilmente anche quello di Dioniso.

Molti pinakes rappresentano il rapimento di Persefone da parte di Ade e i due sposi sul carro nuziale.
Quest’ultimo pinakes veniva portato in dono alla dea nelle occasioni di matrimonio da parte delle giovani ragazze locresi che sembra fossero tra le più belle della Magna Grecia tant’è che il tiranno di Siracusa, Dionisio I detto il Vecchio per non confonderlo con il figlio Dionisio il giovane, volle avere una moglie locrese e sposò la bella Doride che gli diede il futuro re di Siracusa, Dionisio II.

L’alleanza tra Locri e Siracusa sancirà anche la definitiva rottura con Reggio (Rhegion) che verrà distrutta pochi anni dopo da Dionisio I.

Il mito della fondazione di Rhegion

Rhegion (Reggio Calabria) fu fondata da coloni greci provenienti da Calcide (Eubea) attorno al 730 a.C.
Grazie allo storico Diodoro Siculo, che scrisse nel I secolo a.C, conosciamo il responso dell’Oracolo di Delphi riguardo al luogo in cui fondare la nuova colonia:

« Laddove l’Apsias, il più sacro dei fiumi, si getta nel mare, laddove, mentre sbarchi una femmina si unisce ad un maschio, là fonda una città;
il dio ti concede la terra ausone. »

I greci, giunti in prossimità della foce dell’Apsias che corrisponde all’attuale fiumara del Calopinace, videro una Vite avvinghiata ad un Ulivo e ritennero che quello fosse il segno cui l’Oracolo si riferiva.

Reggio fu quindi fondata da gente di stirpe ionica anche se dal VI secolo a.C è attestata in città la presenza del ceppo dorico. Infatti sembra che gente proveniente dalla Messenia nel Peloponneso si unì a quella di stirpe ionica. I messeni acquisirono un ruolo importante in città come dimostra la presa del potere del Tiranno Anassila (o Anassilao) la cui famiglia era originaria della Messenia.

Sotto Anassila (V secolo a.C) Rhegion raggiunse il suo massimo splendore e arrivò a possedere una potente flotta con cui controllava il traffico nello Stretto di Messina.

Anassila conquistò Zancle dirimpettaia di Rhegion e la ribattezzò Messane, in onore delle sue origini, popolandola con gente proveniente dal Peloponneso. Un busto, con ogni probabilità raffigurante Anassila, è conservato al Museo di Messina.

La Battaglia della Sagra (VI secolo a.C)

La Battaglia del fiume Sagra fu combattuta dalle Poleis di Locri Epizefiri e Kroton nella metà del VI secolo a.C.

Secondo una teoria la battaglia sarebbe stata combattuta nei pressi di Roccella ionica, tra la rupe su cui sorge oggi il Castello dei Carafa e il mare. In quello spazio stretto, come fece Leonida alle Termopili, i locresi aiutati dai reggini e dalle subcolonie Hipponion e Medma, ebbero ragione dei Krotoniati supportati da Kaulon che erano in numero molto superiore. Le fonti parlano di circa 15.000 tra locresi e alleati e di 130.000 krotoniati.

le acque del Sagra si tinsero di rosso del sangue delle vittime.

I locresi avevano chiesto aiuto anche agli Spartani che risposero ironicamente di affidarsi ai Dioscuri, i gemelli figli di Zeus e Leda. Sta di fatto che i locresi e i reggini giurarono di aver vinto la battaglia proprio grazie all’aiuto dei dioscuri che, giunti con i loro bianchi cavalli avrebbero sgominato l’esercito crotoniate.

In onore loro fu innalzato un tempio a Locri i cuimagnifici resti sono esposti al Museo di Reggio.

Krotone, uscita sconfitta dalla battaglia e risollevatasi anni dopo grazie ai pitagorici, sposterà le sue ambizioni a Nord, verso Sibari e nel 510 riuscirà a conquistarla e distruggerla, ma questa è un’altra storia che presto vi racconteremo…

La lamina orfica di Hipponion

La lamina orfica ritrovata in una tomba dell’antica Hipponion (Vibo Valentia) e risalente al IV secolo a.C. rappresenta un’importante testimonanza del culto delle religioni misteriche in Calabria (forse già in uso prima dell’arrivo dei greci). Si tratta di un reperto unico per lo stato di conservazione in cui ci è pervenuto. Altri esemplari sono stati ritrovati in Calabria (frammenti), in Tessaglia e a Creta.

lamina-orfica-vibo

Riportiamo il testo tradotto della lamina:

Di Mnemosine è questo sepolcro. Quando ti toccherà di morire
andrai alle case ben costrutte di Ade: c’è alla destra un fonte,
e accanto a essa un bianco cipresso diritto;
là scendendo si raffreddano le anime dei morti.
A questa fonte non andare neppure troppo vicino;
ma di fronte troverai fredda acqua che scorre
dalla palude di Mnemosine, e sopra stanno i custodi,
che ti chiederanno nel loro denso cuore
cosa vai cercando nelle tenebre di Ade rovinoso.
Di’ loro: sono figlio della Greve e di Cielo stellante,
sono riarso di sete e muoio; ma date, subito,
fedda acqua che scorre dalla palude di Mnemosine.
E davvero ti mostreranno benevolenza per volere del re di sotto terra;
e davvero ti lasceranno bere dalla palude di Mnemosine;
e infine farai molta strada, per la sacra via che percorrono
gloriosi anche gli altri iniziati e posseduti da Dioniso.

Il testo originale in greco antico:

Μναμοσύνας τόδε ἔργον. ἐπεὶ ἂν μέλληισι θανεῖσται
εἰς Ἀίδαο δόμους εὐήρεας• ἔστ’ ἐπὶ δ<ε>ξιὰ κρήνα,
πὰρ δ’αὐτὰν ἑστακῦα λευκὰ κυπάρισσος•
ἔνθα κατερχόμεναι ψυ(χ)αὶ νεκύων ψύχονται.
ταύτας τᾶς κράνας μηδὲ σχεδὸν ἐγγύθεν ἔλθηις•
πρόσθεν δὲ hεὑρήσεις τᾶς Μναμοσύνας ἀπὸ λίμνας
ψυχρὸν ὕδωρ προρέον• φύλακες δὲ ἐπύπερθεν ἔασι,
hοἳ δέ σε εἰρήσονται ἐν φρασὶ πευκαλίμαισι
ὅττι δὴ ἐξερέεις Ἄιδος σκότους ὀλοέεντος.
εἶπον• ὓός Βαρέας καὶ Οὐρανοῦ ἀστερόεντος,
δίψαι δ’ εἰμ’ αὖος καὶ ἀπόλλυμαι• ἀλλὰ δότ’ ὦ[κα]
ψυχρὸν ὕδωρ π[ρο]ρέον τῆς Μνημοσύνης ἀπὸ λίμ[νης].
καὶ δή τοι ἐρέουσιν hὑπο χθονίωι βασιλεί[αι].
καὶ δή τοι δώσουσι πιεῖν τᾶς Μναμοσύνας λίμνας•
καὶ δὴ καὶ σὺχνὸν hὁδὸν ἔρχεα<ι> hἅν τε καὶ ἄλλοι
μύσται καὶ βά(κ)χοι hἱερὰν στείχουσι κλεινοί.

La laminetta che veniva deposta, piegata in 4 parti, sul petto del defunto che in questo caso era una fanciulla di nobile famiglia, aveva lo scopo di accompagnare la sua anima e guidarla nel regno di Ade.

La recente ristrutturazione dei locali del Museo Archeologico di Vibo, allestiti all’interno del Castello Normanno Svevo, ha dato molta importanza a questo reperto. E’ stato introdotto anche un sottofondo audio che recita il testo della lamina creando un’atmosfera davvero suggestiva.

Molti studi sono stati fatti sulla lamina di Vibo e altri sono ancora in corso di pubblicazione. Vi terremo aggiornati.

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