Zankle e Rhegion, una mostra da non perdere al MaRC

reggio-zancle

domani alle 17.00 al Museo di Reggio si inaugura la mostra “Zancle e Reggio”.
sotto il tiranno (che in epoca greca classica era colui che deteneva il potere assoluto e solo da Dionisio di Siracusa assunse il significato negativo che ha oggi) Anassilao le città furono unificate in un impero che controllava lo Stretto, batterono la stessa moneta e ci fu uno scambio culturale e commerciale intenso.

La mostra, curata dal direttore Malacrino e Gabriella Tigano sarà visitabile fino al 31 gennaio e esporrà importanti reperti del V secolo a.C. che riguardano le due città.

Al Museo di Reggio la mostra “Aromata”, profumi e unguenti dalla Grecia classica

aromataE’ ancora visitabile al Museo di Reggio (fino al 10 settembre salvo proroga) la mostra “Aromata” che in greco significa profumi.

Quali profumi e unguenti utilizzavano le donne della Magna Grecia (ma anche della Grecia)? La mostra curata dal direttore Carmelo Malacrino e Damiano Pisarra è visitabile nella Piazza Paolo Orsi all’interno del Museo.

Il recupero di reperti dal magazzino e il loro attento restauro ha consentito di allestire, insieme ad altri reperti già esposti, questa affascinante mostra che ci porta indietro nel tempo e quasi ci fa immaginare le donne del mondo antico alle prese con la cura del proprio corpo.

Perìpoli, leggenda o realtà?

Il titolo di questo articolo è volutamente provocatorio.

Non ci sono dubbi che nel territorio tra Reggio e Locri esistesse in antichità un insediamento greco denominato Perìpoli. Molti storici greci e romani ne danno testimonianza e nel passato alcuni rinvenimenti fortuiti avvenuti nella Valle dell’Amendolea (vasellame, necropoli, resti di strutture murarie) farebbero pensare che propio lì fosse collocata la città, sulle sponde dell’Amendolea.

C’è chi identifica Perìpoli con il sito attuale del castello dell’Amendolea (Barrio). Tucidide ci informa che gli Ateniesi navigando verso Locri conquistano Perìpoli, posta sul fiume Alèce (Amendolea).

Lo storico contemporaneo Misiano invece afferma che Perìpoli (che significa insediamento di guardia, quindi non fù neanche una vera e propria città) deve identificarsi con l’attuale Amigdalà, posta tra Bova Marina e Condofuri, poichè Amendolea sorge a 12 km dal mare e non avrebbe avuto senso per gli ateniesi conquistare l’insediamento.

Va detto però che sono state trovate monete appartenenti a Perìpoli per cui non è detto che da semplice insediamento sia divenuta nel tempo una vera e propria città.

Originario di Perìpoli sembra che fosse lo scultore Pasìtele, che visse nel I secolo a.C (anche se secondo alcuni nacque  a Taranto). Una sua scultura è conservata nei musei vaticani (Pasitele).

Il mistero legato a Perìpoli durerà fin quando non verrano condotti scavi archeologici sistematici dell’area dell’Amendolea che sicuramente nel tempo ha subito trasformazioni geologiche rilevanti tanto cancellarne le tracce (non a caso, una scultura rinvenuta nel XVI secolo e attribuita a Pasìtele venne fuori da uno smottamento di una collina). Attendiamo fiduciosi.

“Nomisma. Reggio e le sue monete”

Dal 22 Dicembre 2016 è stata inaugurata la mostra “Nomisma. Reggio e le sue monete” al MaRC (Museo Archeologico di Reggio Calabria).

moneta magno-greca (Metaponto)
moneta magno-greca (Metaponto)

La mostra è stata curata dal Direttore del MArRC Carmelo Malacrino e dal Prof. Daniele Castrizio dell’Università di Messina. Le monete di Reggio racchiudono la storia della città, dall’epoca Magno-Greca a al MedioEvo e lasciano il visitatore a bocca aperta per la perfezione artistica raggiunta dagli antichi greci.

La mostra espone anche le monete coniate a Reggio durante il periodo Bizantino, ovvero l’ultimo in cui il greco fu lingua ufficiale della città (XII secolo).

Felice Mastroianni, il poeta neo-greco di Calabria

Felice Mastroianni nacque a Platanìa il 4 Agosto del 1914. Perse entrambi i genitori molto giovane.

Completati gli studi classici iniziò l’attività di docente in diverse scuole calabresi, non tralasciando però la sua passione, ovvero la Poesia.

Quando insegnava a Cassano sullo Jonio conobbe Antonietta Munno che diverrà sua moglie. Da lei ebbe tre figli.

Inizialmente si trasferirono a Nicastro, successivamente a Napoli (1963-68) dove vinse alcuni premi nazionali per la poesia.

In età avanzata tornò in Calabria e visse tra Nicastro e il suo paese natìo, Platanìa.

In queste periodo si dedicò assiduamente alla scrittura di poesie in lingua greca.

Lui che si riteneva un erede degli antichi magno-greci, come tutti i calabresi, fu travolto dal desiderio di dare ascolto e successivamente voce alla sua “antica anima” come la definì lui stesso.

In questo periodo fece numerosi viaggi in Grecia dove conobbe poeti famosi come Febo Delfi che giudicherà la sua poesia sublime e con difficoltà anche un greco potrebbe capire che fu scritta da uno straniero.

Ad Atene furono pubblicate tre sue raccolte di poesie: Quaderno di un’estate (1975), Primavera  (1977), La favola di Eutichio     (1982), in  cui  l’ultimo componimento è come  un  presagio della sua imminente morte. Eutichio infatti non è che il nome “Felice” in greco.

«Eutichio mi chiamano  i  fratelli poeti greci. E verrà il vento a cancellare la mia voce  e   la favola di “Eutichio”.

Morì a Lamezia Terme il 21 Aprile del 1982.

Dovendo citare una sua poesia è d’obbligo riportarvi quella dedicata al suo amato paese “Platanìa”:

 

 Platania 

           Questo mio paese ove son nato,

           che prese nome dal platani,

           il paese del cuore mio,

           dei miei morti,

           della mia speranza,

           dove potro’ un giorno

           finalmente dormire per sempre

           sopra la collina che guarda al mare.

              

               Questo mio paese di platani

           e’ come un albero dispogliato d’uomini

           che sono fuggiti lontano

           col loro dolore.

           Ma ai davanzali ancora

           hanno i gerani e i garofani

                    il dolce mesto sorriso di chi attende ombre care

                   che torneranno un mattino di sole e di rondini.

Per chi volesse approfondire la vita e le opere di questo grande ingegno calabrese vi suggerisco questo link:

Felice Mastroianni – Vita e Opere

 

Bruno Casile, il poeta calabro-greco scoperto da Pasolini

Bruno Casile è considerato uno dei più importanti esponenti della poesia calabro-greca.

Nacque a Bova nel 1923 e la sua notorietà è dovuta alla scoperta della sua Poesia da parte di Pasolini.

Pasolini rimase incantato dall’arte poetica di quest’uomo che esaltava la semplicità della vita “contadina”, un mondo che descriveva con la passione di chi ama visceralmente la propria terra.

Casile è stato anche fondatore dell’associazione culturale “Apodiafazzi” che si è distinta nel territorio reggino per la valorizzazione della lingua calabro-greca con numerose pubblicazioni e attività mirate alla diffusione della lingua, non ultimo il corso “Mathennome tin glossa greka tis Kalavrias” che si sta svolgendo in questi mesi a Reggio.

Riportiamo qui una sua poesia:

EGO’ CE TO FENGARI                                           IO E LA LUNA

O fengari fengaruci                                       Luna,  piccola luna
mera ce nista parpatì ,                                   giorno e notte cammini ,
esù den pai sto spitùci                                   tu non hai una casetta
esù den echi mia  ghiortì .                              tu non hai una festa.
Apotòna ligo ligo                                               Riposati poco poco ,
cathu cathu ode condà                                     siediti,siediti qui vicino ,
na su ipo  ena llogùci  :                                     voglio farti un discorsetto ,
na su ipo ticandì:                                                voglio chiederti qualcosa.
Ti mu leji an don cosmo                                    Che mi dici del mondo
esù ti olo to chorì?                                               tu che lo vedi tutto?
” Poddì àcaro pedimmu                                     ” Molto cattivo, figlio mio,
ma ton ecàmete esì”.                                           ma lo avete fatto voi “.
Pemu ciola possu chrònu                                  Dimmi pure quanti anni
echi esù ti parpati ?                                             sono che cammini?
” Imme jero jerondari                                         ” Sono vecchia, molto vecchia,
arte èchasa ammialò                                           ora ho perso la memoria.
An don cosmo poddà pràmata                          Del mondo molte cose
ivra panda ce chrò                                               ho visto sempre e vedrò ancora,
ma de ssonno na su ipo                                      ma non posso dirti altro
jatì den echo ton kierò                                        perchè non ne ho il tempo”.

Premio Internazionale di Poesia “Nosside”. Venerdì 25 Novembre la premiazione al Museo di Reggio

Venerdì 25 Novembre al Museo Archeologico di Reggio si svolgerà la cerimonia di premiazione del Premio Internazionale di Poesia Nosside, la celebre poetessa di Locri Epizefiri che fu seconda solo a Saffo.

Giunto alla XXXII edizione è l’unico concorso di poesia aperto a tutte le lingue e forme di comunicazione del mondo.

Due italiani e una greca i vincitori del premio:

  • Gioacchino Amaddeo, poesia scritta
  • Fulvio Cama, poesia in musica
  • Maria Grammatikaki, poesia in video

Premio Nosside 2016
Premio Nosside 2016

L’invasione slava del Peloponneso e la conseguente ondata migratoria ellenica nel Sud Italia.

Alla fine del VI secolo, il popolo degli Avari (di etnia slava) invade la Grecia del Nord, in particolare la Tracia, La Tessaglia e il Peloponneso.

Gli slavi inizialmente tenuti a bada dall’Imperatore di Costantinopoli con il pagamento di un tributo, si abbandonano continuamente a saccheggi e razzie. Così viene deciso l’evacuazione di intere regioni della Grecia verso il meridione d’Italia (Calabria e Sicilia).

In particolare, per quello che ci riguarda, si dice che la popolazione di Patrasso nel Peloponneso, fu trasferita a Reggio Calabria.

Ora, malgrado quello che ci dicono i libri di storia, ovvero che dopo l’occupazione romana Reggio diventa un municipium romano perdendo la sua identità greca, nel VI secolo d.C la città conserva ancora la sua lingua greca (altrimenti non avrebbe alcun senso un flusso migratorio greco a Reggio).

Del resto la città faceva parte dell’Impero Bizantino.

Quando gli slavi furono cacciati, dopo 200 anni circa, ovvero nell’806-809 l’Imperatore decretò la restituzione delle terre ai leggittimi proprietari per cui ci sarebbe stata una migrazione di greci di Reggio verso Patrasso.

Potete capire bene che nell’arco di 200 anni successero tante di quelle cose che ovviamente non tutti rientrarono, anzi altri vennero da noi.

Reggio per le fonti ufficiali restò sotto il dominio bizantino fino all’XI secolo, ma ovviamente la lingua si conservò più a lungo arrivando in alcune zone della Chòra reggina fino ai giorni nostri.

La Battaglia di Himera, 480 a.C

La Battaglia di Himera si svolse presso la piana delle Città di Himera, oggi detta Piano della Battaglia, presso Termini Imerese in Sicilia, nel 480 a.C e vide schierati i greci della Magna Grecia contro i Cartaginesi.

E’ una delle battaglia più importanti del mondo occidentale poichè se fosse stata persa i cartaginesi avrebbero conquistato la Sicilia e poi il resto dell’Italia.

E’ importante anche perchè lo stesso giorno si combattè la battaglia di Salamina in Grecia in cui i greci respinsero i la minaccia Persiana fermandone l’ondata imperialista verso occidente.

Il Piano della Battaglia di Himera
Il Piano della Battaglia di Himera

I greci o meglio i magno-greci occupavano gran parte della Sicilia e del Sud Italia fno a Napoli, i secondi avevano in Cartagine la loro capitale ma possedevono alcune colonie importantissime in Sicilia (Palermo, Mozia, Lilibeo attuale Marsala, Solunto, Segesta).

Il Tiranno di Agrigento Terone aveva occupato la colonia greca di Himera per tentare di fermare l’espansione dei cartaginesi in Sicilia che ora si ritrovavano racchiusi tra Solunto e Palermo.
I Cartaginesi non tardarono a organizzare una spedizione punitiva guidati dal Generale Amilcare (nonno di Annibale).
I greci di Sicilia si unirono e il tiranno di Siracusa Gelone intervenne in aiuto di Agrigento e Himera.
Fu proprio grazie ad uno stratagemma dei siracusani, che si introdussero nel campo cartaginese uccidendo il generale Amilcare, che la guerra volse a favore dei greci.
I cartaginesi fatti schiavi furono costretti a lavorare alla costruzione dei grandi templi di Agrigento e del Tempio di Himera, oggi detto della Vittoria.

Tuttavia 70 anni dopo, nel 409 a.C, i cartaginesi guidati da Annibale tornarono alla carica e questa volta rasero al suolo Himera, Gela, Agrigento e Camarina.
Iniziò così il declino dei greci di Sicilia che avranno l’ultimo baluardo in Dionisio di Siracusa.

Gli Scavi Archeologici

La colonia greca di Himera fu fondata nel 648 avanti Cristo da Calcidesi provenienti da Zancle, l’odierna Messina e da esuli siracusani.

Gli scavi archeologici presso il Sito dell’antica città e presso il luogo della Battaglia hanno portato alla luce resti straordinari. Addirittura un’area conteneva 9500 sepolture di imeresi che combatterono la Battaglia.

ritrovamento dei cadu

In passato gli scavi di Pirro Marconi, l’archeologo che tra il 1929 e il 1930 portò alla luce il Tempio della Vittoria, avevano già consentito la nascita del Museo di Himera che oggi grazie ai recenti ritrovamenti si arricchisce del nuovo Museo Pirro Marconi, situato presso il sito del Tempio.

Tempio della Vittoria di Himera
Tempio della Vittoria di Himera

Il Tempio era stato edificato per celebrare la vittoria così come altri furono innalzati presso altre città della Magna Grecia.

663-1044, ascesa e declino di Bisanzio in Calabria

Al termine delle guerre greco-gotiche che durarono dal 535 al 553 d.C. i bizantini erano riusciti a riconquistare la Calabria e la Sicilia. Nel VII secolo viene istituito il Thema di Sicilia con giurisdizione anche sulla Calabria.

Nella seconda metà del secolo l’Imperatore Costante II trasferì il suo quartier generale a Siracusa, nuova capitale dell’Oriente, ma fu assassinato da una congiura di corte e la situazione precipitò nel caos poichè nel frattempo gli arabi stavano conquistando la Sicilia.

Nel 847 i Longobardi conquistano la Puglia e la parte settentrionale della Calabria ponendo base a Cosenza.

L’imperatore bizantino Basilio I invia quindi il generale Niceforo Foca il Vecchio a riconquistare Calabria e Puglia. Questi riesce a sconfiggere arabi e bizantini e dare inizio ad un nuovo periodo di splendore per l’impero bizantino in Calabria.

Si diffonde nuovamente l’ellenismo che aveva caratterizzato la regione nei secoli precedenti. Questo avviene anche grazie ai profughi greci provenienti dalla Sicilia, ormai dominio arabo.

In questo periodo fondamentale fu il monachesimo basiliano per la diffusione del cristianesimo ortodosso.

Ricordiamo tra tutti San Nilo di Rossano, ancora oggi venerato nella città.

Gli Arabi dalla Sicilia minacciano seriamente la Calabria con rapide incursioni nelle località costiere, saccheggiano, rapiscono le donne. Lo stratego di Calabria, Eustazio, conclude un accordo che prevedeva il pagamento di un tributo nel 919.

Questo è il periodo in cui sorgono borghi dell’entroterra come Stilo, Pazzano e Bivongi, fondati per sfuggire alle incursioni arabe.

nel 922, il successore di Eustazio, Bizalon, viene assassinato a Reggio per cause non note (si dice che volesse accordarsi con gli Arabi di Sicilia contro l’Imperatore).

Nel 965 il nuovo stratego del Thema di Calabria e di Puglia, Niceforo Hexakionites, deve domare una rivolta a Rossano dove gli uomini rifiutano di imbarcarsi per la flotta bizantina. In tutta risposta egli progetta di radere al suolo la città ma San Nilo incercede a favore del popolo salvando Rossano.

Nel 982 Ottone II di Sassonia, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Germania, in quanto consorte della principessa bizantina Teofano rivendica il possedimento della Calabria e si prepara con il suo immenso esercito alla conquista.

In questo caso gli Arabi intervengono in aiuto dei Bizantini nella celebre Battaglia di Capo Colonna (982 d.C). La minaccia di Ottone viene respinta con gravi perdite e danni per la regione, ma è solo questione di tempo poichè all’orizzonte si affaccia una nuova minaccia per i bizantini, i Normanni.