Monachesimo Bizantino

La Calabria ha avuto una dominazione greca molto lunga che va dall’VIII secolo a.C e arriva, con pause più o meno lunghe, fino all’XI secolo. La dominazione bizantina che durò ben 500 anni ha avuto conseguenze molto importanti sulla vita religiosa del nostro territorio.

E’ facile accorgersi che il territorio calabrese è disseminato di ruderi di monasteri e chiesette greco-ortodosse. Basta pensare che a Bova fu officiato il rito ortodosso fino al 1573 quando venne abolito.

Durante la dominazione bizantina infatti la Calabria fu meta di pellegrinaggio di asceti provenienti dalla Grecia e dall’Oriente. Era infatti la regione prediletta ad accogliere questi monaci poichè si parlava già il greco ed era una regione montuosa e quindi ricca di luoghi in cui edificare monasteri. Altro aspetto da non sottovalutare sono le numerose fonti di acqua presenti nel territorio montuoso calabrese.

Il monachesimo greco ha il suo periodo di maggior diffusione tra IX e XI secolo e solo a partire dal XII secolo verrà definito dal Papa monachesimo Basiliano per essere distinto da quello Benedettino. In realtà i monaci calabresi si ispiravano più agli eremiti del deserto, in particolare seguivano la vita di sant’Antonio Abate e solo succesivamente quella di San Basilio.

Fu coinvolto tutto il territorio calabrese ma in particolare l’Aspromonte, le pendici della Sila Greca, il monte Mercurion nella Calabria settentrionale paragonato al Monte Athos in Grecia.

Numerosi furono i monaci calabresi tra cui spiccarono San Nilo di Rossano e San Giovanni Teristi di Bivongi. L’attività artistica e letteraria di questi monaci ci ha lasciato capolavori dell’arte (icone, affreschi) disseminati nelle chiesette dei nostri piccoli borghi e nei musei e un’opera letteraria unica al mondo: il Codex Purpureus Rossanensis. Si tratta di un manoscritto onciale conservato nel Museo Diocesano di Rossano che riporta per interno i Vangeli di Marco e Matteo e risale al V-VI secolo. Il manoscritto riporta testi vergati in oro ed argento ed è impreziosito da 14 miniature che raffigurano la vita di Gesù.

Restano testimonianze importanti del monachesimo bizantino:

  • Monastero di San Giovanni Teristi a Bivongi
  • La Cattolica di Stilo
  • Il Patìrion di Rossano
  • La Panaghìa di Gallicianò (ricostruita)
  • Santa Maria dei Tridetti (Staiti)
  • Il Monastero Ortodosso di Sant’Elia e Filareto a Seminara
La Panaghìa di Gallicianò
La Panaghìa di Gallicianò

 

La Cattolica di Stilo
La Cattolica di Stilo

 

Santa Maria dei Tridetti (Staiti)
Santa Maria dei Tridetti (Staiti)

 

Il Patìrion di Rossano
Il Patìrion di Rossano

Monastero di Sant'Elia e Filareto a Seminara
Monastero di Sant’Elia e Filareto a Seminara

 

Nel 2001 Sua Santità  il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I ha visitato Gallicianò e la sua Panaghìa e in ricordo di quella giornata gli abitanti di Gallicianò hanno costruito, vicino al loro paese un monastero greco.

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