Il mito di Oreste

Oreste, figlio di Agamennone e Clitemnestra, è legato alla storia dell’antica Metauros (Gioia Tauro). Narra infatti il mito che a seguito della guerra di Troia il re Agamennone fu ucciso dalla moglie e dall’amante Egisto che così ne usurpò il trono. Oreste fu messo in salvo dalla sorella Elettra e crebbe nella Colchide. Divenuto adulto vendicò il padre uccidendo la madre e il re usurpatore. Tuttavia per i greci antichi il matricidio era il più grave dei peccati, così gli dei inviarono le Erinni a perseguitare il povero Oreste.

Oreste perseguitato dalle Erinni, dipinto di William-Adolphe Bouguereau, 1862
Oreste perseguitato dalle Erinni, dipinto di William-Adolphe Bouguereau, 1862

Egli. disperato, interpellò l’Oracolo di Delphi su cosa avesse dovuto fare per espiare la propria grave colpa. L’Oracolo sentenziò che avrebbe dovuto intraprendere un lungo viaggio, in Magna Grecia, e precisamente nella città di Metauros dove si trovava il più sacro dei fiumi, in cui si gettavano 7 affluenti. Quel fiume era il Metauros (oggi Petrace) che dava il nome alla città. Il luogo dove approdò Oreste è oggi noto come Porto Oreste, mentre si narrà che in età medievale fosse ancora presente la sua Spada lasciata come dono sulle sponde del fiume.

Il mistero di Castiglione di Paludi

In Calabria esiste un sito archelogico a 8km dal mar Ionio, in provincia di Cosenza, che è considerato tra i più importanti d’Europa. La cinta muraria venuta fuori dali scavi, e che ha rivelato una mano d’opera greca (forse in un periodo successivo alla prima edificazione), è tra le meglio conservate del mondo antico.

Castiglione di Paludi (CS)
Castiglione di Paludi (CS)

Ma quale città fortificata si cela dietro questo sito archeologico e soprattutto a quale popolo apparteneva? Si trattava dei guerrieri bretti (o bruzi)? Si trattava di greci sopravvissuti alla distruzione di Sibari? Oppure di un popolo che occupò da sempre quel sito?

Si sa che il sito era abitato già nell’età del ferro, poichè è stata scavata e studiata una necropoli del IX secolo a.C, mentre la cinta muraria sembra risalire al IV secolo a.C. ed è composta da blocchi di arenaria con una tipologia costruttiva che può essere attribuita sia ai bretti che ai greci.

Gli scavi all’interno delle mura hanno restituito i resti di un teatro o un luogo per l’assemblea, e una zona abitativa. Inoltre sono state rinvenute terracotte votive il che sta ad indicare che doveva esserci anche un luogo di culto nelle vicinanze, non ancora individuato.

La città è stata identificata con Cossa, città dei bretti che si trovava nel territorio di Thuri e di cui parla Giulio Cesare nel “De bello civili”. Tuttavia i dubbi restano molti. E’ vero che sono state rinvenute tegole con iscrizioni in osco, ma sono state rinvenute anche iscrizioni in caratteri greci (i bretti parlavano sia il greco che l’osco).

Solo ulteriori scavi all’interno della cinta muraria potranno fornirci ulteriori informazioni. Il sito è per la maggior parte inesplorato vista anche la sua dimensione.

Personalmente credo ci siano ancora metri e metri di terra da levare per capirci qualcosa (anche perchè chi costruirebbe una cinta muraria che difende una collina? Tutto stà a metri di profondità).

Gli scavi sono stati eseguiti nella seconda metà del ‘900 ma ad oggi il sito è abbandonato. Malgrado l’importanza dei ritrovamenti i finanziamenti sono stati interrotti e si spera in un futuro migliore.