Il mito di Oreste

Oreste, figlio di Agamennone e Clitemnestra, è legato alla storia dell’antica Metauros (Gioia Tauro). Narra infatti il mito che a seguito della guerra di Troia il re Agamennone fu ucciso dalla moglie e dall’amante Egisto che così ne usurpò il trono. Oreste fu messo in salvo dalla sorella Elettra e crebbe nella Colchide. Divenuto adulto vendicò il padre uccidendo la madre e il re usurpatore. Tuttavia per i greci antichi il matricidio era il più grave dei peccati, così gli dei inviarono le Erinni a perseguitare il povero Oreste.

Oreste perseguitato dalle Erinni, dipinto di William-Adolphe Bouguereau, 1862
Oreste perseguitato dalle Erinni, dipinto di William-Adolphe Bouguereau, 1862

Egli. disperato, interpellò l’Oracolo di Delphi su cosa avesse dovuto fare per espiare la propria grave colpa. L’Oracolo sentenziò che avrebbe dovuto intraprendere un lungo viaggio, in Magna Grecia, e precisamente nella città di Metauros dove si trovava il più sacro dei fiumi, in cui si gettavano 7 affluenti. Quel fiume era il Metauros (oggi Petrace) che dava il nome alla città. Il luogo dove approdò Oreste è oggi noto come Porto Oreste, mentre si narrà che in età medievale fosse ancora presente la sua Spada lasciata come dono sulle sponde del fiume.

Inaugurata al MaRC la mostra sul grande archeologo Paolo Orsi. Sarà visitabile fino a Settembre

Mostra Paolo Orsi al MaRC
Mostra Paolo Orsi al MaRC

Ieri 3 Luglio 2019 è stata inaugurata la mostra “Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia”. Un grande omaggio fortemente voluto dal direttore del Museo Carmelo Malacrino e dalla dottoressa Maria Musumeci, già alla direzione del Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Ricordiamo che all’Orsi la Calabria deve tantissimo. La maggior parte delle scoperte archeologiche del territorio portano la sua firma. La mostra sarà visitabile fino all’8 Settembre salvo proroghe.

Arrivano le giornate europee del Patrimonio culturale (22-23 Settembre)

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In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio Culturale è stato organizzato dall’associazione “Bova Life” un doppio convegno di studi sulla Magna Grecia dal titolo GRECIA, MAGNA GRECIA, EUROPA che si svolgerà il 22 Settembre al Museo di Reggio (dalle 15.30) e il 23 Settembre (di mattina) a Bova, nel cuore dell’area grecanica reggina.

Sabato 22 al Museo di Reggio parteciperanno personalità importanti dalla Grecia come l’Ambasciatrice Greca d’Italia, Tasia Athanasiou, e la Direttrice del Museo Bizantino e Cristiano di Atene, Katerina Dellaporta. Sempre sabato il Pofessore Filippo Avilia, dell’Università IULM di Milano, esporrà la sua ricerca dal titolo “La navigazione in Magna Grecia: tra navi e geoarcheologia. Nuovi dati sul porto dell’antica Parthenope”.

Domenica 23 a Bova interverranno il professore Pasquale Amato, dell’Università per stranieri di Reggio Calabria, su “Le pòleis calabresi della Magna Grecia e il loro prezioso contributo alla cultura del Mondo Ellenico”, e del Professore Giuseppe Caridi, dell’Università degli studi di Messina, dal titolo “Calabria e Mezzogiorno dalla fine dell’età bizantina alla dominazione spagnola”.

Inaugurazione Mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”

Venerdì 10 Agosto ore 17.30 al MaRC

Un peroikos-mostra-reggiocorso suggestivo e affascinante nel mondo greco antico attraverso il tema interculturale dell’abitare e della casa. Oltre 120 reperti in esposizione, anche dai Musei archeologici di Napoli, di Taranto, di Siracusa e dell’Antica Kaulon, oltre che dai Parchi archeologici di Paestum e dei Campi Flegrei, per raccontare la vita in Magna Grecia e nel Mediterraneo antico.

Dioniso, l’ebbrezza di essere un Dio

DIONISO MArRC
DIONISO MArRC

Il Museo di Reggio Calabria inaugura una nuova, affascinante mostra dedicata alla mitologia classica ed in particolare al Dio del Vino, Dioniso.

Una collezione straordinaria di reperti provenienti da alcuni importanti Musei Italiani arricchiscono la collezione già in possesso del nostro Museo e ci offrono uno sguardo straordinario sulle usanze e i riti legati al culto di Dioniso, con particolare attenzione al Simposio.

Il percorso espositivo, comprendente oltre 80 reperti, è stato curato dal direttore del MArRC Carmelo Malacrino e della dott.ssa Federica Giacobello. Il visitatore verrà accompagnato da cartelloni informativi che spiegano i principali aspetti della divinità e dei riti ad essa collegati.

La mostra nasce dalla collaborazione tra il MArRC e Intesa San Paolo, cui appartengono numerosi reperti esposti, oltre a quelli concessi in prestito dal Museo Archeologico di Napoli.

Zankle e Rhegion, una mostra da non perdere al MaRC

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domani alle 17.00 al Museo di Reggio si inaugura la mostra “Zancle e Reggio”.
sotto il tiranno (che in epoca greca classica era colui che deteneva il potere assoluto e solo da Dionisio di Siracusa assunse il significato negativo che ha oggi) Anassilao le città furono unificate in un impero che controllava lo Stretto, batterono la stessa moneta e ci fu uno scambio culturale e commerciale intenso.

La mostra, curata dal direttore Malacrino e Gabriella Tigano sarà visitabile fino al 31 gennaio e esporrà importanti reperti del V secolo a.C. che riguardano le due città.

“Nomisma. Reggio e le sue monete”

Dal 22 Dicembre 2016 è stata inaugurata la mostra “Nomisma. Reggio e le sue monete” al MaRC (Museo Archeologico di Reggio Calabria).

moneta magno-greca (Metaponto)
moneta magno-greca (Metaponto)

La mostra è stata curata dal Direttore del MArRC Carmelo Malacrino e dal Prof. Daniele Castrizio dell’Università di Messina. Le monete di Reggio racchiudono la storia della città, dall’epoca Magno-Greca a al MedioEvo e lasciano il visitatore a bocca aperta per la perfezione artistica raggiunta dagli antichi greci.

La mostra espone anche le monete coniate a Reggio durante il periodo Bizantino, ovvero l’ultimo in cui il greco fu lingua ufficiale della città (XII secolo).

La Civiltà Micenea e i suoi legami con la Calabria

La civiltà micenea caratterizza la storia dell’Ellade del II millennio a.C.

Dai libri di storia apprendiamo che era un popolo di stirpe indoeuropea che occupò la Grecia continentale scendendo dal Nord e ponendo la sua base in Argolide con centro di potere Micene.

Il popolo miceneo ci è noto soprattutto grazie ad Omero, per intenderci il re Agamennone comandante della spedizione punitiva contro la città di Troia era il re di Micene e Argo.

L’ascesa di questo popolo avvenne a partire dal 1750-1680 a.C circa e nel giro di alcuni secoli soppiantò la civiltà Minoica che, originaria dell’isola di Creta, aveva conquistato tutto l’arcipelago delle Cicladi.

Rovine di Micene
Rovine di Micene

I Minoici, popolo esperto sul mare, ma non altrettanto combattivo dovette cedere alla forza d’impatto dei micenei. I villaggi minoici furono distrutti e iniziò così l’era dei Palazzi (Cnosso, Festo etc.)

La civiltà micenea era dominata da un’aristocrazia guerriera al contrario dei minoici che basavano tutto sul commercio nell’egeo (ma non solo: una statuetta minoica è stata ritrovata anche in Calabria).

Si iniziò a parlare di civiltà micenea solo a partire dalla fine del XIX secolo quando l’archeologo Heinrich Schliemann scoprì la città e pubblico il suo libro Mycenae nel 1878.

La lingua

La lingua parlata e scritta dal popolo miceneo era il Lineare B che è stato decifrato, mentre la lingua monoica (lineare A) è ancora in corso di decifrazione.

I Micenei sono gli Achei di Omero

In base alle scoperte fin’ora effettuate il popolo miceneo corrisponderebbe agli Achei descritti da Omero. Essi arrivarono ad espandersi fino a Rodi e Cipro e il popolo Ittita già li rispettava e li temeva.

Intorno al XV-XIV secolo a.C la civiltà micenea e quella cretese ovvero minoica si erano completamente fuse dando origine alla prospera civiltà egea.

Le maggiori città

I centri più importanti della civiltà micenea furono Micene, Argo, Tirinto, Pilo e Tebe.

In particolare il Palazzo reale di Tirinto si pensa abbia ispirato la forma del Tempio Greco Classico.

Arte micenea

I micenei furono abili lavoratori dei metalli. Celebri sono le armi micenee e l’arte orafa (Maschera di Agamennone, coppe da Vino riccamente decorate etc.).

Anche la ceramica micenea con influenze minoiche raggiunse alti livelli. Il motivo caratterizzante è la decorazione dei vasi con elementi della flora e della fauna marina (delfini, polipi etc).

vaso miceneo
vaso miceneo

Sono state ritrovare anche numerose statuine di idoli e guerrieri.

reperto noto come Maschera di Agamennone
reperto noto come Maschera di Agamennone

La religione

I Micenei veneravano divinità del tutto simili agli dei dell’Olimpo Greco che si diffusero 4 secoli dopo.

Legami con la Calabria

Perchè abbiamo parlato dei Micenei?

Tantissime sono le testimonianze storiche di eroi Achei (micenei) che terminata la guerra di Troia giunsero in Calabria e fondarono diverse colonie (Chone e Pandosia per esempio furono fondate da Filottete, Laos e altre). Queste popolazioni avrebbero anticipato di 4 secoli la venuta dei greci ovvero la colonizzazione dell’VIII secolo a.C.

Diverse prove sono state recuperate a conferma di tale ipotesi, ne cito alcune.

Nelle fondamenta del Castello di “Le Castella” è stata scoperta una fortificazione antecedente il basamento di epoca greca e risalente appunto almeno al XIII secolo a.C.

Sono stati ritrovati in alcune Tombe delle armi e pezzi di armatura risalenti all’età del Bronzo e che trovano corrispondenza in pezzi ritrovati nell’argolide. Si tratta cioè di armamenti militari micenei.

Recentemente un team di archeologi internazionale ha scoperto nei pressi di Zambrone un insediamento di epoca micenea. Si tratta di una prova indiscutibile della presenza di gente micenea in Calabria. Oltre a reperti di ceramica molto significativi è stata anche individuata una fortificazione. Nella stessa zona è stata ritrovata una statuetta di produzione cretese.

La statuetta ritrovata a punta Zambrone, poco a Nord della rinomata località turistica di Tropea, appartiene all’arte minoico-micenea e testimonia quindi un contatto tra i popoli della Calabria e Creta già in epoca antica.

statuetta di punta Zambrone
statuetta di punta Zambrone

La fondazione di Locri Epizefiri

La fondazione di Locri Epizefiri risale all’VIII secolo a.C. da parte di greci provenienti dalla regione della Locride in Grecia.

Il mito narra che il sito originario della città era poco più a sud di quello oggi noto. Ma essendo la zona scelta povera di acque sorgive i locresi entrarono in conflitto con le popolazioni indigene che abitavano regioni più fertili e ricche di acqua.

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Donna Locrese prepara il corredo
Pinax Locrese con Ade e Persefone
Pinax Locrese con Ade e Persefone

Il sito indigeno di Janchina risulta essere stato distrutto attorno al 710 a.C (la necropoli cessa di essere usata in questo periodo).

I Locresi fecero un patto con gli indigeni affermando che non avrebbero attaccato i loro villaggi finchè avessero calpestato la stessa terra e portato la testa sulla spalle. In realtà però avevano precedentemente posto della sabbia nei loro calzari e teste di aglio sulle spalle. Ritennero quindi non sacrilego rompere il giuramento e attaccare il villaggio di Ianchina.

L’ecista di Locri fu Evante, comandante della spedizione locrese. I Locresi intrattennero poi scambi commerciali con gli altri villaggi indigeni più interni e imposero lo stile di vita dei greci che non dispiacque per nulla.

Presero mogli indigene e diedero vita alla magnifica civilta locrese di Calabria.

Le gru di Ibico

Ibico è stato uno dei più grandi poeti greci di età classica.
Nacque a Reggio nel 570 a.C da una famiglia aristocratica. Fu allievo di Stesicoro e divenuto adulto era già noto a Reggio come un grande poeta. In quel periodo però si sa che erano soprattutto i Tiranni a desiderare gli elogi dei poeti e Reggio era retta da un sistema oligarchico.

Monumento a Ibico sul Lungomare di Reggio C.
Monumento a Ibico sul Lungomare di Reggio C.

Per questo Ibico si trasferì in Grecia, nella città di Samo alla corte del Tiranno Policrate. Qui conobbe anche l’altro grande lirico greco Anacreonte.
Ibico è annoverato tra i 9 grandi lirici greci.
La morte
Secondo le fonti morì a Corinto nel 522 a.C, ucciso da due ladri che volevano derubarlo. In punto di morte vide volare uno stormo di Gru e le pregò di vendicarlo.
Così pochi giorni dopo la notizia arrivò a Corinto e la gente ne fu sconvolta.

Le gru di Ibico
Le gru di Ibico


IL destino volle che durante uno spettacolo al teatro, a cui assistevano anche i due ladri contenti del loro bottino, uno stormo di gru passò sopra al teatro. Uno dei due affermò: <<Guarda, i vendicatori di Ibico!!>> lasciandosi scappare una risata.
Le persone che erano accanto a loro capirono subito il misfatto compiuto. I due ladroni furono denunciati e condannati a morte.