Il Kouros di Reggio Calabria, terminato il restauro

Grazie al progetto “Restituzioni”, promosso da Intesa San Paolo, anche il kouros di Reggio è stato sottoposto ad un intervento di studio e restauro conservativo.  La scultura, realizzata in marmo proveniente dall’isola di Paros (cicladi) e risalente alla fine del VI o inizio V secolo a.C., è conservata all’interno del Museo Archeologico di Reggio. Il restauro ha previsto un lavoro certosino di studio e ripulitura della scultura che ha permesso di portare all’antico splendore la lucentezza del marmo e le tracce di colore rimaste.

Il Kouros di Reggio, statua di cm. 90 in marmo del VI secolo a.C, posta all'ingresso della sala dei Bronzi
Il Kouros di Reggio, statua di cm. 90 in marmo del VI secolo a.C, posta all’ingresso della sala dei Bronzi

La parola Kouros (Κούρος) in greco antico indica i giovani ragazzi greci, gli efebi. Le femmine venivano invece dette Κόρες (Kores). Il termine oggi indica le statue di questa tipologia che venivano collocate nei pressi di santuari dedicati al Dio del Sole, Apollo.

Da questo termine sembra derivi la parola “caruso” tipica dei dialetti dell’Italia meridionale, che indica appunto un ragazzino, un bambino.

Il Simposio in Magna Grecia. Una pratica imprescindibile della vita quotidiana

Il Simposio, dal greco syn+posien ovvero “bere insieme”, è un aspetto della vita quotidiana dei greci e anche dei magno-greci di notevole importanza. 

Numerosissime sono le testimonianze scritte di questo imprescindibile momento della vita quotidiana dell’uomo greco. Ogni casa greca aveva una stanza dedicata al Simposio, il famoso Triclinio, a cui avevano accesso solo gli uomini e i servitori. 

Simposio greco
Simposio greco, vaso attico

Durante il Simposio il padrone di casa intratteneva discorsi di politica, filosofia, ma anche semplici pettegolezzi (grazie anche al contributo delle Ethere, le donne libere e istruite allo scopo di intrattenere i partecipanti al simposio), con amici e spesso ospiti di riguardo della società. I momenti del simposio erano scanditi dalla consumazione di un pasto iniziale, quindi dal simposio vero e proprio accompagnato da musica e balli di fanciulli e fanciulle. Spesso venivano effettuati dei giochi, come il kòttabo, che consisteva nel centrare con le ultime gocce di vino rimaste nella propria coppa (la kylix), un recipiente posto al centro della stanza, su un piede di bronzo, e farlo quindi cadere per terra.

Il Simposio è stato reso celebre dall’opera di Platone in cui Socrate discute con gli invitati dei vari aspetti dell’amore. Ma i simposi della Magna Grecia venivano addirittura ridicolizzati dai greci della madre patria in quanto, a loro dire, troppo pomposi e dediti al vizio, e prendevano ad esempio quelli organizzati dal Tiranno di Siracusa, Dionisio I, o quelli dei Sibariti che non perdevano istanti per ubriacarsi e darsi alla bella vita.

Chi sono i Bretti?

Si tratta di una delle cosiddette popolazioni Italiche (come i Lucani, Sabini e Sanniti).
La particolarità?
La loro storia è nota solo a partire dal 356 a.C. e l’acmè (in greco l’apice) è presto seguito dalla fine.
Le monete Brettie si registrano nel IV e III secolo a.C.
Nemici giurati dei Romani, amici a fase alterne degli Italioti (i greci delle colonie calabresi), amici dei Cartaginesi, fatto quest’ultimo che pagarono con l’estinzione imposta dai Romani.

Moneta dei Bretti
Moneta dei Bretti

Cosenza fu la Capitale dei Bretti.
Altre città importanti erano Terina, Tiriolo, Hipponion, Castiglione di Paludi (tutte nate come insediamenti greci).
I Bretti erano bilingui, parlavano l’osco e il greco. Scrissero nella prima fase a caratteri latini, poi greci.
Gli storici li hanno sempre snobbati eppure i reperti archeologici ci parlano di una popolazione molto avanzata, guerriera, che pose fine alla civiltà Ellenica dell’età dell’oro in Calabria.
I romani misero addirittura delle guarnigioni per difendere le città greche della Calabria a loro soggette.
In compenso i Bretti appoggiarono Annibale durante le guerre puniche.

Dovete sapere anche che i Bretti erano stanziati soprattutto nella Calabria Tirrenica dove Terina e Laos erano i principali centri dopo Cosenza.
necropoli brettie vengono individuate in tutta la costa e nell’area dell’antica Oppido, dove le testimonianze si mischiano con quelle elleniche.

Ipotesi sull’origine della parola dialettale “Cotraro” (bambino)

Un’iscrizione al Museo oggi, nell’occasione della Mostra “Tesori dal Regno. La Calabria nelle collezioni del Museo Archeologico di Napoli” allestita al MArRC e visitabile fino al 21 Giugno, mi ha fatto pensare all’origine della parola “Cotraro” che in dialetto calabrese/siciliano vuol dire bambino.

in particolare si tratta dell’incipit di dediche fatte alla dea Persefone..

ΕΡΧΟΜΑΙ EK ΚΟΘΑΡΩΝ ΚΑΘΑΡΑ…
erchome ek kotharon kathara…

ovvero “vengo dai puri pura”
il termine καθαρος/κοθαρος (katharos/kotharos) significa appunto puro. i bambini non sono forse puri? (al contrario degli adulti)

il θ greco è una T dentale..ovvero facilmente potrebbe essere diventata “tr”

κοθαρος > kotharos > kothràro

Tesori dal Regno – La Calabria nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Imperdibile mostra al Museo archeologico di Reggio Calabria, nata dalla collaborazione con il Museo Archeologico di Napoli che conserva moltissimi reperti magno greci rinvenuti in Calabria. Fortemente voluta dal direttore del MaRC, Carmelo Malacrino, vero fautore della rinascita del museo reggino, la mostra, organizzata e allestita sotto la direzione dello stesso direttore e del direttore del Museo Archeologico di Napoli, espone numerosi reperti calabresi che per la prima volta tornano nella loro terra di origine. Sarà un’occasione unica non solo per i reggini ma anche per i turisti che visiteranno la nostra città. La mostra sarà inaugurata mercoledì 12 Febbraio alle 17.30 e sarà visitabile fino al 21 Giugno. Vi aspettiamo al MaRC per vivere la storia di Reggio da protagonisti.

Tesori dal Regno
La Calabria nelle collezioni del Museo Archeologico di Napoli

Approfondisci

Il mito di Oreste

Oreste, figlio di Agamennone e Clitemnestra, è legato alla storia dell’antica Metauros (Gioia Tauro). Narra infatti il mito che a seguito della guerra di Troia il re Agamennone fu ucciso dalla moglie e dall’amante Egisto che così ne usurpò il trono. Oreste fu messo in salvo dalla sorella Elettra e crebbe nella Colchide. Divenuto adulto vendicò il padre uccidendo la madre e il re usurpatore. Tuttavia per i greci antichi il matricidio era il più grave dei peccati, così gli dei inviarono le Erinni a perseguitare il povero Oreste.

Oreste perseguitato dalle Erinni, dipinto di William-Adolphe Bouguereau, 1862
Oreste perseguitato dalle Erinni, dipinto di William-Adolphe Bouguereau, 1862

Egli. disperato, interpellò l’Oracolo di Delphi su cosa avesse dovuto fare per espiare la propria grave colpa. L’Oracolo sentenziò che avrebbe dovuto intraprendere un lungo viaggio, in Magna Grecia, e precisamente nella città di Metauros dove si trovava il più sacro dei fiumi, in cui si gettavano 7 affluenti. Quel fiume era il Metauros (oggi Petrace) che dava il nome alla città. Il luogo dove approdò Oreste è oggi noto come Porto Oreste, mentre si narrà che in età medievale fosse ancora presente la sua Spada lasciata come dono sulle sponde del fiume.

Inaugurata al MaRC la mostra sul grande archeologo Paolo Orsi. Sarà visitabile fino a Settembre

Mostra Paolo Orsi al MaRC
Mostra Paolo Orsi al MaRC

Ieri 3 Luglio 2019 è stata inaugurata la mostra “Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia”. Un grande omaggio fortemente voluto dal direttore del Museo Carmelo Malacrino e dalla dottoressa Maria Musumeci, già alla direzione del Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Ricordiamo che all’Orsi la Calabria deve tantissimo. La maggior parte delle scoperte archeologiche del territorio portano la sua firma. La mostra sarà visitabile fino all’8 Settembre salvo proroghe.

Arrivano le giornate europee del Patrimonio culturale (22-23 Settembre)

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In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio Culturale è stato organizzato dall’associazione “Bova Life” un doppio convegno di studi sulla Magna Grecia dal titolo GRECIA, MAGNA GRECIA, EUROPA che si svolgerà il 22 Settembre al Museo di Reggio (dalle 15.30) e il 23 Settembre (di mattina) a Bova, nel cuore dell’area grecanica reggina.

Sabato 22 al Museo di Reggio parteciperanno personalità importanti dalla Grecia come l’Ambasciatrice Greca d’Italia, Tasia Athanasiou, e la Direttrice del Museo Bizantino e Cristiano di Atene, Katerina Dellaporta. Sempre sabato il Pofessore Filippo Avilia, dell’Università IULM di Milano, esporrà la sua ricerca dal titolo “La navigazione in Magna Grecia: tra navi e geoarcheologia. Nuovi dati sul porto dell’antica Parthenope”.

Domenica 23 a Bova interverranno il professore Pasquale Amato, dell’Università per stranieri di Reggio Calabria, su “Le pòleis calabresi della Magna Grecia e il loro prezioso contributo alla cultura del Mondo Ellenico”, e del Professore Giuseppe Caridi, dell’Università degli studi di Messina, dal titolo “Calabria e Mezzogiorno dalla fine dell’età bizantina alla dominazione spagnola”.

Inaugurazione Mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”

Venerdì 10 Agosto ore 17.30 al MaRC

Un peroikos-mostra-reggiocorso suggestivo e affascinante nel mondo greco antico attraverso il tema interculturale dell’abitare e della casa. Oltre 120 reperti in esposizione, anche dai Musei archeologici di Napoli, di Taranto, di Siracusa e dell’Antica Kaulon, oltre che dai Parchi archeologici di Paestum e dei Campi Flegrei, per raccontare la vita in Magna Grecia e nel Mediterraneo antico.

Dioniso, l’ebbrezza di essere un Dio

DIONISO MArRC
DIONISO MArRC

Il Museo di Reggio Calabria inaugura una nuova, affascinante mostra dedicata alla mitologia classica ed in particolare al Dio del Vino, Dioniso.

Una collezione straordinaria di reperti provenienti da alcuni importanti Musei Italiani arricchiscono la collezione già in possesso del nostro Museo e ci offrono uno sguardo straordinario sulle usanze e i riti legati al culto di Dioniso, con particolare attenzione al Simposio.

Il percorso espositivo, comprendente oltre 80 reperti, è stato curato dal direttore del MArRC Carmelo Malacrino e della dott.ssa Federica Giacobello. Il visitatore verrà accompagnato da cartelloni informativi che spiegano i principali aspetti della divinità e dei riti ad essa collegati.

La mostra nasce dalla collaborazione tra il MArRC e Intesa San Paolo, cui appartengono numerosi reperti esposti, oltre a quelli concessi in prestito dal Museo Archeologico di Napoli.