Anassilao di Reggio e il Controllo commerciale dello Stretto

Anassilao fu tiranno di Rhegion nel V secolo a.C.

Testa di Basilea, Museo di Reggio C.
Testa di Basilea, Museo di Reggio C. è un bronzo di V secolo a.C. che potrebbe rappresentare Anassilao di Reggio

Regnò per 18 anni e sotto di lui Reggio raggiunse il suo massimo splendore. Salì al potere nel 494 a.C rovesciando il sistema oligarchico con cui era stata governata la città fin dalla sua fondazione.

In quel periodo infatti il Tiranno di Gela, Ippocrate, aveva conquistato Messina e si affacciava minacciosamente dall’altra parte dello Stretto. Il sistema oligarchico era incapace di affrontare la situazione. I reggini si rivolsero ad Annassilao come unico personaggio in grado di contrastare Ippocrate e lo nominarono Tiranno di Reggio con il controllo militare e politico sulla città.

Dopo 3 anni al potere, nel 391 a.C Anassilao, con l’aiuto di un contingente giunto dalla Messenia, terra di origine della sua famiglia all’epoca della fondazione di Reggio, organizzò una spedizione contro la città di Zancle (attuale Messina). I Reggini sconfissero i zanclei e il presidio di geloti, conquistando la città.

Anassilao, in onore della sua patria d’origine, ribattezzò la città in Messana.

Nella 73esima Olimpiade (480 a.C) Anassilao partecipò e vinse la garra dei carri trainati dai muli. Organizzò quindi un sontuoso banchetto a cui invitò tutti i tiranni greci presenti ad Olimpia e al suo ritorno a Reggio fece coniare una moneta che celebrava la sua vittoria.

Moneta di Anassilao vittorioso alla 73 Olimpiade
Moneta di Anassilao vittorioso alla 73 Olimpiade del 480 a.C

Reggio e Messina divennero quindi un’unica città dello Stretto che batteva la stessa monete ed era governata da un solo Tiranno, Anassilao. La flotta reggina controllava lo Stretto e quindi anche i commerci, cosa che non fu molto gradita alla potente città di Siracusa, governata da Gelone (Tiranno originario di Gela).

Le mire espansionistiche di Anassilao non si fermarono allo Stretto, ma, rompendo un’antica alleanza che aveva portato Reggio e Locri a sconfiggere Krotone nella battaglia del fiume Sagra (avvenuta tra il 560 a.C e il 530 a.C), decise di espandersi a Nord attaccando la città Locrese.

In un primo scontro i reggini ebbero la meglio ma Locri chiese aiuto a Siracusa che, come detto in precedenza ambiva a controllare le rotte commerciali dello Stretto.

Non avendo scelta Anassilao si alleò con il Generale dei Cartaginesi Amilcare. I Cartaginesi erano già sbarcati ad Himera, dove nel 480 a.C avvenne la famosa battaglia che sancì la vittoria dei Greci d’Italia sui Cartaginesi.

Amilcare fu ucciso e Anassilao, trovatosi isolato tra le altre città greche del Meridione, dovette abbandonare i suoi piani e allearsi con Siracusa, dando in sposa al Tiranno della città una delle sue figlie e accettando di sottomettersi (altrimenti Reggio sarebbe stata distrutta dalle altre città greche del Meridione).

Morì nel 476 a.C lasciando Reggio senza una vera guida. I figli infatti non furono alla sua altezza e la città entrò di nuovo in contrasto con Locri e Siracusa venendo questa volta assediata e distrutta.

Sabato 21 Maggio 2016 si inaugura a Bova (Chora tu Vua) il Museo della Lingua Greco-Calabra intitolato a Gerhard Rohlfs

Altro importante traguardo per l’area grecanica e per la Calabria. Sabato 21 Maggio verrà inaugurato il museo della lingua greco-calabra a Bova.

Non poteva essere diversamente, poichè Bova è il cuore dell’area grecanica detta per questo “La Chora”, ovvero il paese più importante per i calabro-greci. Il progetto è stato reso possibile grazie all’assessorato alle Minoranze Linguistiche della Provincia di Reggio Calabria, il Parco Nazionale dell’Aspromonte, il Comune di Bova e il GAL area grecanica. Saranno inoltre presenti le associazioni Jalò tu Vua e Apodiafazzi.

Sarà presente il figlio Eckart Rohlfs che ha donato all’appena nato Museo dei reperti raccolti dal padre durante i suoi viaggi in Calabria.

Una delle sale del Museo sarà intitolata al Prof. Franco Mosino che aveva partecipato alla stesura del Progetto Museale.

Chi era Gerard Rohlfs?

E’ stato un filologo, linguista e glottologo tedesco nato a Berlino nel 1892.

Rohlfs studiò molti dialetti italiani ma si occupò in modo particolare della lingua grecanica e dei dialetti di Calabria, Puglia e Sicilia. Arrivò ad affermare che la Calabria nella sua parte meridionale presenta un evidente sostrato greco che ha dato origine all’attuale dialetto che, sebbene con alcune varianti, conserva in particolare nell’area di Reggio numerosi costrutti e parole di derivazione greca.

Gerhard-Rohlfs
Gerhard-Rohlfs

Dimostrò inoltre che la lingua parlata nell’attuale territorio definito come area grecanica e che comprende i paesi di Bova, Gallicianò, Condofuri, Roccaforte del Greco, Amendolea, Roghudi,  e altri in cui la lingua non è più parlata (Pentidattilo, San Lorenzo,  Bagaladi, Cardeto etc.), conserva dei termini arcaici che risalirebbero al periodo magno-greco (dialetto dorico).

La glossa di Bova

Rholfs dedicò gran parte dei suoi studi alla lingua greco-calabra, concentrandosi particolarmente sulla lingua di Bova essendo il paese più popoloso dell’area grecanica.

Va detto che la lingua greco-calabra presente delle varianti in ciascuno dei paesi dell’area grecanica. Non è chiara la ragione di queste discordanze linguistiche ma la spiegazione più probabile è che i coloni che fondarono questi paesi (sia in epoca antica che più recente quando arrivarono nuovi coloni nel periodo bizantino e ancora successivamente con la diaspora greca del XV secolo e del XIX-XX secolo), provenissero da diverse regioni della Grecia e comunque dalla Magna Grecia (Lokri, Reggio, ma anche dalla Sicilia quando questa cadde sotto il dominio dei Saraceni).

Il risultato è comunque un dialetto molto simile al neo-greco che conserva forse la sua forma più pura proprio nella glossa di Bova e Gallicianò (per ciò che ho avuto possibilità di leggere).

Questa particolarità ha portato diversi studiosi a confutare le teorie di Rholfs, sostenendo l’origine più recente della lingua greco-calabra.

A mio parere, considerato che il dialetto reggino e comunque della Calabria meridionale è anch’esso da considerarsi una lingua italo-greca, credo che la lingua parlata a Bova e negli altri paesi fosse un tempo estesa a tutta la Calabria meridionale (da Reggio all’asse Catanzaro-Lamezia), e che il dialetto sia un’evoluzione di questa con l’introduzione dei termini della lingua italiana.

L’Odissea scritta a Reggio, l’ipotesi affascinante del Prof. Franco Mosino

Il Professore Mosino, purtroppo recentemente scomparso, era un calabrese purosangue, di quelli che amano visceralmente la propria terra e cercano a tutti i costi di riscattarla. Filologo, grecista e latinista, nato a Reggio, ha concentrato i suoi studi sulla cosiddetta Questione Omerica.

Franco Mosino
Il Professore Franco Mosino (Reggio Calabria, 14 luglio 1932 – Reggio Calabria, 15 luglio 2015)

La sua opera forse più famosa è proprio L’Odissea scritta a Reggio: prove testuali, topografiche, epigrafiche, filologiche, iconografiche, antropiche.

Qui sostiene di aver risolto la questione Omerica concludendo non solo che Omero non è mai esistito, ma che fu Appa reggino (tra i fondatori di Reggio) a scrivere il famoso poema.

Quali sono i fatti che Mosino reputa non semplici coincidenze?

  1. L’Odissea è stata scritta o comunque ideata nell’VIII secolo a.C, secolo in cui i greci calcidesi fondarono Reggio (734 a.C).
  2. Teagene reggino (Rhegion, tra il 529 a.C e il 522 a.C) fu il primo esegeta, ovvero il primo che interpretò i versi dell’Odissea, in tutto il mondo greco.
  3. Molti fatti accaduti nell’Odissea sono ambientati nell’area di Reggio, lo Stretto tra Scilla e Cariddi. Oltre alla località Scilla che ricorda ancora oggi il mito, Mosino identifica la terra dei Lestrigoni nell’attuale Località Nardo di Pace, nota anche come Città della Porta secondo gli studi di un altro celebre letterato reggino, Domenico Raso, anch’egli scomparso in questi anni. Nel Sito di Nardo di Pace è stato rinvenuto uno scheletro di 3 metri (secondo le testimonianze di alcuni contadini), i famosi Lestrigoni che divoravano uomini?
  4. l’Acrostico dell’Odissea celerebbe il nome APPA (le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase, Mosino si riferisce ai primi 7 versi dell’Odissea, da cui viene fuori “APPPAAA”). L’acrostico era molto usato nella letteratura antica, greca e romana, spesso per firmare la propria opera.
Odissea scritta a Reggio
L’Odissea scritta a Reggio: prove testuali, topografiche, epigrafiche, filologiche, iconografiche, antropiche

L’Odissea sarebbe quindi l’epopea dei greci calcidesi che fondarono Reggio e Appa, esperto conoscitore dell’Iliade, scritta diversi secoli prima pensò di continuare la storia, scegliendo Ulisse come personaggio e lo scenario della fondazione di Reggio a far da sfondo.

Per avvalorare la sua tesi evidenzia l’enorme differenza tra l’Iliade, poema che esalta la guerra e il valore degli uomini, e l’Odissea che soprattutto nella sua seconda parte si concentra sulle persone e descrive la vita quotidiana, le usanze, i costumi. Costumi che Mosino non tarda a identificare con taluni praticati ancora oggi nel reggino.

L’Odissea scritta a Reggio è un lavoro molto importante per il quale Mosino ha ricevuto anche la candidatura al Nobel. Un testo che andrebbe letto da tutti i reggini per omaggiare questa grande personalità che ha fatto tanto per la sua terra.

Il Museo di Reggio si candida ad essere il punto di riferimento per la Storia della Magna Grecia

Abbiamo dovuto attendere diversi anni per rivedere l’intera collezione di reperti del Museo di Reggio Calabria. Ma questa è una delle poche volte in cui possiamo affermare che ne è valsa la pena.

Prima di entrare nel merito del nuovo allestimento, è doveroso fare i complimenti a chi ha lavorato per ottenere questo risultato e al direttore Carmelo Malacrino che ha dato veramente una svolta alla gestione del Museo con la sua competenza e la sua voglia di fare bene per la città.

L’Allestimento

Finalmente sono state completate le etichette con la descrizione dei reperti per quanto riguarda le sale dedicate a Reggio.

Lo stesso criterio, corredato da cartelloni esplicativi collocati nelle pareti, è stato applicato per le altre sale espositive, dalla Preistoria alle città della Magna Grecia.

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Il graffito del Bue ritrovato in una grotta a Papasidero (CS)

I reperti e le vetrine sono sistemati in modo da poterli apprezzare pienamente e le parti decorative dei Templi di Locri e Kaulon sono state collocati in strutture di supporto che riprendono la forma originaria del Tempio in modo tale da far immaginare al visitatore come l’edificio si presentava in epoca greca.

Eracle combatte con Acheloo. Arula votiva
Eracle combatte con Acheloo. Arula votiva

Il percorso

Sentiti complimenti vanno fatti anche per come è stato organizzato e pensato il percorso della visita.

Si parte dal piano più alto, dove troviamo i reperti della preistoria e dell’età del bronzo e, procedendo verso i piani inferiori, attraverseremo l’epoca Magno-Greca attraverso l’esposizione dei reperti provenienti dalle maggiori Polis calabresi: Sibari, Kroton, Locri, Hipponium (Vibo Valentia), Medma (Rosarno), le città dei Bretti (detti anche Bruzi) che abitavano la Calabria settentrionale ovvero il territorio che oggi costituisce la provincia di Cosenza e che parlavano la lingua osca e quella greca. Infine Reggio con i reperti più antichi, greci e romani e la sala dei magnifici bronzi (non solo quelli di Riace).

spade in bronzo dei bretti
Armi in bronzo dei guerrieri bretti

Una collezione unica, che i musei di tutto il mondo ci invidiano. Basta pensare alle armi in bronzo (che sembrano venute fuori dalla guerra di Troia), i pinakes di Locri Epizefiri, l’armatura di Laos (che forse meriterebbe maggiore visibilità perchè così passa quasi inosservata. Credo che andrebbe collocata più centralmente), l’Apollo di Cirò, il Kouros e i bronzi di Reggio.

Per non dimenticare il famoso rilievo proveniente dall’area Griso-La Boccetta di Reggio dove per la prima volta è raffigurato un ballo magno-greco molto simile a quelli che si ballano ancora oggi in Grecia.

Lastra-Griso-LaBoccetta antico ballo magno greco
Lastra-Griso-LaBoccetta antico ballo magno greco

Sarebbe impossibile spiegarvi in poche righe cosa contiene il Museo di Reggio e inoltre non abbiamo assolutamente intenzione di togliervi il piacere della visita.