Il mistero di Castiglione di Paludi

In Calabria esiste un sito archelogico a 8km dal mar Ionio, in provincia di Cosenza, che è considerato tra i più importanti d’Europa. La cinta muraria venuta fuori dali scavi, e che ha rivelato una mano d’opera greca (forse in un periodo successivo alla prima edificazione), è tra le meglio conservate del mondo antico.

Castiglione di Paludi (CS)
Castiglione di Paludi (CS)

Ma quale città fortificata si cela dietro questo sito archeologico e soprattutto a quale popolo apparteneva? Si trattava dei guerrieri bretti (o bruzi)? Si trattava di greci sopravvissuti alla distruzione di Sibari? Oppure di un popolo che occupò da sempre quel sito?

Si sa che il sito era abitato già nell’età del ferro, poichè è stata scavata e studiata una necropoli del IX secolo a.C, mentre la cinta muraria sembra risalire al IV secolo a.C. ed è composta da blocchi di arenaria con una tipologia costruttiva che può essere attribuita sia ai bretti che ai greci.

Gli scavi all’interno delle mura hanno restituito i resti di un teatro o un luogo per l’assemblea, e una zona abitativa. Inoltre sono state rinvenute terracotte votive il che sta ad indicare che doveva esserci anche un luogo di culto nelle vicinanze, non ancora individuato.

La città è stata identificata con Cossa, città dei bretti che si trovava nel territorio di Thuri e di cui parla Giulio Cesare nel “De bello civili”. Tuttavia i dubbi restano molti. E’ vero che sono state rinvenute tegole con iscrizioni in osco, ma sono state rinvenute anche iscrizioni in caratteri greci (i bretti parlavano sia il greco che l’osco).

Solo ulteriori scavi all’interno della cinta muraria potranno fornirci ulteriori informazioni. Il sito è per la maggior parte inesplorato vista anche la sua dimensione.

Personalmente credo ci siano ancora metri e metri di terra da levare per capirci qualcosa (anche perchè chi costruirebbe una cinta muraria che difende una collina? Tutto stà a metri di profondità).

Gli scavi sono stati eseguiti nella seconda metà del ‘900 ma ad oggi il sito è abbandonato. Malgrado l’importanza dei ritrovamenti i finanziamenti sono stati interrotti e si spera in un futuro migliore.

 

Cresce l’attesa per la riapertura totale del Museo di Reggio (-12 giorni)

Il 30 Aprile il polo culturale della città verrà restituito interamente ai suoi cittadini.

In un’epoca in cui la superficialità sembra prevalere sui valori e sulla cultura, il Museo di Reggio potrà essere un nuovo centro di attrazione e di produzione di Cultura per coloro che aspettano da tempi immemorabili un centro culturale in città.

Dovrà cambiare il modo di vivere il Museo. Non solo una visita passiva, frettolosa, senza capire cosa si sta osservando, ma sarà necessaria e si dovrà pretendere dagli addetti del museo una visita “consapevole”, che risponda a domande sulla nostra storia, sul nostro passato.

Tutti i reggini devono avere consapevolezza delle nostre origini che, purtroppo ancora pochi ne sono consapevoli, hanno le loro radici nel mondo magno-greco, nella Grecia classica per intenderci, e si consolidano durante il periodo di dominazione Bizantina che di fatto costituì una continuità con la pre-esistenza cultura e lingua greca.

(Ricordo che nella maggior parte della Calabria meridionale si parlò il greco fino al XVI/XVII secolo. Si continuò a parlarlo anche se in zone meno ampie fino al XIX secolo, e solo nell’area grecanica fino al XX)

La Calabria era parte della Grecia (Ellàda) e anzi la superò in bellezza e ricchezza tanto da essere definita Grande Grecia (Megàli Ellàda). Durante l’Impero Bizantino rappresentò l’ultimo baluardo contro i Barbari, mandati a distruggere un popolo e una cultura che tutti ci invidiavano.

La nostra storia è tutta lì, nel Museo, basta solo saperla leggere.