Greco di Calabria, un patrimonio da amare e salvaguardare

Il greco di Calabria, detta anche grecanico o lingua grecanica, è una lingua antichissima.

Secondo il glottologo tedesco Gerard Rholfs risale al tempo della Magna Grecia e si è conservata tra la gente dei paesi dell’area grecanica a causa del loro naturale isolamento dal resto del mondo che si è protratto fino all’inizio del ‘900.

Molti di questi paesi sono stati collegati con i grandi centri solo in epoca recente e prima di allora l’unico mezzo per spostarsi da un paese all’altro o da un paese alla campagna in cui si lavorava, era il benedetto Mulo, grande amico del contadino grecanico.

Prima dell’unità d’Italia paesi come Bova, Gallicianò, Roghudi, Pentidattilo, Melito, Condofuri etc.., erano completamente (o quasi) grecofoni, ovvero in essi era il greco la lingua ufficiale.

Ma di quale greco stiamo parlando? Non il greco moderno che non conserva più termini arcaici contenuti invece nel grecanico e che ne testimoniano la sua derivazione dall’antica lingua dei magno-greci di Calabria.

Certo la Calabria ha visto anche la dominazione Bizantina per cui il grecanico contiene molti termini del greco bizantino ma la sua origine è certamente più antica.

Una poesia molto bella, scritta dal poesta grecanico Salvino Nucera, originario di Roghudi, è Irthe I ora (E’ giunta l’ora) che qui vi proponiamo nella doppia versione italiano/greco di Calabria ringraziando sentitamente l’autore per questi magnifici versi e sperando che apprezzi la nostra condivisione.

” Irthe i ora “, di Salvino Nucera

Irthe i ora na choristò, fili.Tipote daclia. Mi arotate pu pao:

den to scero.

Den perro tipote methemu

Afinno ston kerù

ta onira charratimena.

I agapi ja ti zoì

manachì meni.

Pucambù vjenni

en’asteri lamburistò.

 È giunta l’ora del commiato, amici.

Nessuna lacrima.Non chiedete dove andrò:non lo so.

Non porterò nulla con me.

Lascerò al tempo

sogni dispersi.

L’amore per la vita

solo rimane.

Da qualche parte spunterà

una stella lucente.

Continueremo a pubblicare altri articoli su questa magnifica lingua che è il greco di Calabria.

Alla prossima.

Le 100 Case di Locri Epizefiri

Nell’antica Locri Epizefiri, fondata da coloni provenienti dalla Locride greca nel VII secolo a.C, vigeva una società matriarcale. Le ragioni di ciò risalgono alla guerra di Troia.

Quando i greci entrarono a Troia (Ilio), Aiace Oileo profanò il tempio di Atena e stuprò la sacerdotessa Cassandra sull’altare. La vendetta della dea fu tremenda: Aiace fu incenerito da un fulmine appena salito sulla nave che lo avrebbe riportato in Grecia e i suoi compagni furono decimati da una pestilenza che li seguì in Grecia.

L’Oracolo sentenziò che la maledizione sarebbe cessata solo se, per 1000 anni, i locresi avessero inviato ad Ilio ogni anno due giovani vergini, scelte tra le più nobili famiglie, affinchè diventassero sacerdotesse del Tempio di Atena. Quando i Locresi fondarono Locri Epizefiri in Calabria, tra di essi vi erano donne provenienti da tali famiglie che abitarono le famose 100 case e che perpetuarono la tradizione.

Ancora oggi si dice che a Locri esistano i discendenti di queste nobili famiglie greche.

Nosside di Locri
Nosside di Locri – Scultura di Francesco Jerace

Diego Vitrioli e lo Xiphias

Diego Vitrioli è stato un grande uomo di cultura, nato a Reggio Calabria nel 1818 e qui morto nel 1898.

Fu un grande umanista, spesso accostato al Pascoli per la sua attività letteraria. Esordì a soli 25 anni con il poemetto “lo Xiphias” (termine greco che indica il pesce spada) che narra le vicende legate alla caccia del pesce spada nello stretto e in particolare sotto la rocca di Scilla. Questo lavoro gli valse numerosi riconoscimenti e premi. La sua carriera fu un crescendo fino a culminare nella direzione della Bilioteca Civica di Reggio (oggi Biblioteca Comunale Pietro De Nava), da cui fu costretto a dimettersi dopo l’Unità d’Italia poichè giudicato “uomo non liberale”.

Caccia del Pesce Spada nello Stretto di Messina (Scilla)
Caccia del Pesce Spada nello Stretto di Messina. Sullo sfondo la rocca di Scilla

Passò così gli ultimi anni della sua vita ritirato dalla vita pubblica e continuò a scrivere magnifici versi che ancora oggi ne fanno una gloria di Reggio.

I Pinakes Locresi

I pinakes sono tavolette votive prodotte soprattutto a Locri Epizefiri in Calabria.

Il Culto di Demetra e Persefone era molto sentito a Locri, così come quello di Zeus fulminante e probabilmente anche quello di Dioniso.

Molti pinakes rappresentano il rapimento di Persefone da parte di Ade e i due sposi sul carro nuziale.
Quest’ultimo pinakes veniva portato in dono alla dea nelle occasioni di matrimonio da parte delle giovani ragazze locresi che sembra fossero tra le più belle della Magna Grecia tant’è che il tiranno di Siracusa, Dionisio I detto il Vecchio per non confonderlo con il figlio Dionisio il giovane, volle avere una moglie locrese e sposò la bella Doride che gli diede il futuro re di Siracusa, Dionisio II.

L’alleanza tra Locri e Siracusa sancirà anche la definitiva rottura con Reggio (Rhegion) che verrà distrutta pochi anni dopo da Dionisio I.